24 novembre 2008

Mala tempora currunt

Dopo lunghe ambasce, ho appena spedito questa alla mailing list dei non strutturati in lotta:

Care colleghe, cari colleghi,

mi chiamo Roberto (Serrai) e sono docente a contratto di Letteratura Americana sia peril CdL in Scienze della Comunicazione che per una specialistica.

Avevo partecipato a qualche assemblea e iniziativa (mandai anche la richiesta di stabilizzazione al Rettore, ricordi Massimo?) della Rete Precari, poi ho smesso, un po' perché mi sono dovuto trasferire a Roma (nel senso di traslocare), un po' perché la lotta ha bisogno di persone lucide e coraggiose, e se io ancora un po' di coraggio me lo sento, la lucidità l'ho smarrita da tempo.

Come alcune settimane fa, quando un mio studente mi ha accusato di essere un privilegiato, e ho avuto voglia di - scusate - attaccarlo al muro. Non mi è piaciuto.

Ciò non toglie che sia assolutamente solidale con voi e tutti coloro che protestano contro questo scempio. La mia storia, personale e politica, non lascia spazio a dubbi (fidatevi).

Potrei ricordare che anch'io, come altri, ritengo (ne discussi per esempio, e mi spiace aver usato certi toni, col povero Marco Dinoi) non solo legittimo, ma anche doveroso costringere chi potrebbe ad andare in pensione, e sono anni che denuncio agli studenti certe storture come la famigerata clausola del "lavorare gratis" che qualcuno ha scoperto solo poco tempo fa.
Anche io, come molti di noi, nei diciassette anni che ho passato "dall'altra parte", ovvero all'interno di questo o quel dipartimento, ho visto succedere cose che più che
a un giornalista interesserebbero a un magistrato, eppure sono stato zitto, come molti di noi.

Non credo, però (eccoci al dunque) che sospenderò la didattica (inizio giovedì il corso della specialistica). Perché? Perché a me piace fare lezione, piace insegnare, piace far ricerca, piace scrivere, e credo anche di farlo decentemente. Perché mio padre era un carbonaio, mia mamma cuciva, mio nonno era muratore, mia nonna operaia, tutti gli altri braccianti (analfabeti). Il mio tentativo universitario è (anche) il tentativo di riscatto di almeno tre generazioni.

Il sistema, e in questa parola includo sì i governi (di destra e sinistra), ma anche quella parte "sbagliata" del mondo accademico che è sotto gli occhi di tutti (ma non ancora quanto dovrebbe), da anni fa di tutto per far fallire questo tentativo. E, da anni, la forma di resistenza più efficace, per me, è entrare in quella dannata aula. Per dire che ci sono ancora, malgrado tutto, malgrado voi ("voi" loro, non "voi" voi, ovvio). E a maggior ragione adesso, che davvero sento che potrebbe essere, sul serio, l'ultima volta.

O no?

Scusatemi (ve l'ho detto che non sono lucido). E grazie per quello che fate.

Roberto

3 commenti:

Autore ha detto...

eh, mala tempora currunt davvero!
ognuno dovrebbe partecipare come può e si sente contro questo tentativo finale di affossamento dell'istruzione pubblica.
prof., se lei sente di poter dare qualcosa facendo lezione, la faccia.
non abbia paura di chi la vuol far passare da crumiro.
gelmini nemica di grandi e piccini!
emiliano

vioNY ha detto...

Profe non sono morta. Mala tempora currunt anche per me.. Ma cel'abbiamo fatta. Almeno un obiettivo del 2008 (Obama 4p) l'abbiamo incassato.
Come sta?

vioNY ha detto...

profe che dramma. bisogna che si riaffacci sul web. Voglio emigrare nella ROSSA firenze